Anche in un momento di relax che ci siamo faticosamente ritagliati dal caos quotidiano possiamo
essere assillati da pensieri intrusivi e emozioni spiacevoli.

In uno studio di Harvard pubblicato su Science nel 2010 col titolo: “Una mente che vaga è una
mente infelice”, tramite un’app alcuni ricercatori hanno posto a migliaia di persone delle domande
riguardanti la correlazione tra la loro felicità, l’attività che stavano svolgendo in quel preciso
momento e il loro livello di vagabondaggio mentale (mind-wandering).

Un esempio di quesito chiedeva: “Stai pensando a qualcos’altro rispetto a ciò che stai facendo
ora?”.

Il risultato della ricerca ha messo in evidenza che per la maggior parte del tempo la mente degli
utenti vagava e che questo era associato a una condizione di soggettiva infelicità.

Sembra quindi esserci un legame stretto tra felicità e concentrazione: lo psicologo Mihaly
Csikszentmihalyi, ad esempio, ha teorizzato il concetto di Stato di Flow, uno stato di coscienza che
si realizza quando il corpo e la mente sono totalmente coinvolti in un’attività portando a una
profonda gratificazione.

Quindi la soluzione all’infelicità umana è fare cose in modo concentrato? Ovviamente non
dovremmo cadere in considerazioni così semplicistiche. Stiamo piuttosto dicendo che nei momenti
di concentrazione la mente si scopre appagata e percorsa da stati emotivi piacevoli.

La meditazione Mindfulness ci permette di sviluppare la nostra concentrazione e ci riconnette col
corpo, con l’ambiente circostante e con le persone che ci sono vicine, facendoci sperimentare
pienamente il momento presente con tutte le meraviglie che conserva.

Oppure la Mindfulness ci permette di osservare le divagazioni della mente da una prospettiva
privilegiata, con distacco e lucidità. Potremo così scoprire aspetti celati di noi stess* e al tempo
stesso riconoscere che i pensieri sono solo pensieri, fenomeni transitori, e non descrizioni
indiscutibili della realtà.